Un uomo vola sopra lo Sperone di Palermo. Da lassù vede bambini speciali, quei bambini che altrove sarebbero solo “diversi”, emarginati, dimenticati. Vede donne speciali, che si amano oltre i canoni delle convenzioni. Vede le persone che abitano questi spazi e che, a volte, cercano in una sostanza estranea il modo per sentirsi parte di qualcosa. Sono speciali tutti loro, per la stessa ragione per cui è speciale chi, invece di distogliere lo sguardo, decide di restare a guardare.
Mentre vola, con la sua S stampata sul petto, l’uomo racconta il suo mondo speciale. Un mondo in cui un imprevedibile conflitto fra due artisti può diventare un grande abbraccio per il quartiere. Così, con la sua S, trasforma quella faida che a molti può sembrare superflua, e forse lo è. Un mondo in cui altre donne, anche loro speciali, aprono piccole biblioteche a cielo aperto e ed insieme a cittadini ed associazioni trovano spazio per un carro d’arte che era perduto. Un mondo di colore, fatto di murales che riempiono i palazzi grigi della periferia palermitana dello Sperone: sono ormai più di una dozzina e continuano a crescere. Opere nate dalla volontà di cittadini ed associazioni ed in qualche caso anche donate dagli artisti stessi, tutte diverse e ciascuna bella a suo modo. Perché la bellezza, nell’arte più che altrove, è nello sguardo di chi guarda.
Esistono due Italie: una dentro i confini e una fuori dai confini. Siamo abituati a pensare che il gelo tra le due sia il gelo della distanza. In realtà quel gelo è il gelo del non vedere, e quindi del non riconoscere.
Ed esiste, allo stesso modo, una Palermo oltre i propri confini.
Lo Sperone nasce come borgo marinaro e resta, fino al secondo dopoguerra, una zona balneare servita dal tram. Poi, dagli anni Sessanta, l’edilizia popolare lo inghiotte: case costruite in fretta, senza una vera continuità con il resto della città. Diventa parte di quell’arcipelago di periferie — Borgo Nuovo, il CEP, lo Zen — che appartengono amministrativamente a Palermo, ma molto meno alla sua geografia mentale.
Per decenni lo Sperone è rimasto presente soprattutto nelle cronache nere e quasi assente da quelle della bellezza. Non serviva che fosse fisicamente lontano: bastava non guardarlo per farlo sparire dalla mappa della città.
Poi qualcosa si è messo in moto.
Tra i primi a guardare questi palazzi come qualcosa di diverso da ciò che sembravano c’è il pittore Igor Scalisi Palminteri, che comincia a usarli come grandi tele. Suo il primo murale, Sangu e latti, commissionato dalle mamme di L’Arte di Crescere, donne speciali, anche loro. Attorno a quella intuizione arrivano altri artisti, associazioni, scuole, cittadini.
Nel giugno 2024 Giulio Rosk firma Hope, speranza: una madre con due figli, uno che incarna l’indifferenza e l’altro il coraggio, ispirata a una frase di Sant’Agostino sulla speranza. Il murale, donato al quartiere da Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di sistema portuale di Palermo, è per me l’immagine simbolo di questi luoghi.
Pochi mesi dopo, per il quattrocentesimo Festino di Santa Rosalia, Rosk dipinge anche Le Rosalie Ribelli, un murale-manifesto contro la droga e il degrado. Quattrocento bambini dell’I.C. S. Sperone Pertini attraversano in corteo le strade del quartiere e torna a sfilare un vecchio carro, opera di Kounellis, dimenticato dal 2007 dietro un muretto: un pezzo d’arte contemporanea di inestimabile valore, dimenticato, rinasce in un pezzo di città che lotta per non esserlo a sua volta.
Nel tempo, a Palminteri e Rosk si aggiungono altri artisti: Millo, Chekos, Medianeras, Bosoletti, Carlotta, Crazyone. Arrivano mecenati come Cesare Cremonini. Il grigio comincia a riempirsi di colore.






E in questo incontro si consuma anche il conflitto raccontato all’inizio: quello fra un’arte che dipinge santi — la devozione popolare, Santa Rosalia — e un’arte che dipinge povertà, degrado, richieste d’aiuto. Due linguaggi apparentemente opposti, che per un momento si scontrano e che, proprio allo Sperone, finiscono invece per raccontare la dicotomia che divide e insieme unisce Palermo.
Il sacro e il sociale. La fede e la denuncia. Tutto insieme, tutto separato. Sempre.
Visti da lassù smettono di essere una frattura e diventano un grande abbraccio.
Nel gennaio 2022 nasce Sperone 167: un’alleanza che mette in relazione lo Sperone di Palermo con il quartiere 167 di Lecce. Due periferie lontane centinaia di chilometri si scoprono sorelle.
Le scuole si incontrano, le madri dello Sperone vanno a Lecce, sostenute dalle mamme de L’Arte di Crescere, ed associazioni e cittadini costruiscono relazioni con altre periferie italiane.
Nella geografia mentale di molti palermitani, lo Sperone può essere lontano quanto Stoccarda o New York.
Ed esattamente come hanno fatto gli italiani a New York o a Stoccarda, anche lo Sperone ha costruito una propria identità, autonoma e parallela.
Nasce la piccola biblioteca a cielo aperto: un luogo senza tesserino e senza orario di apertura, dove l’invito è prendere un libro e lasciarne un altro.
Gesti piccoli, capaci di dire una cosa enorme: qui ci siamo.
Quando qualcuno arriva da fuori, trova persone orgogliose di mostrare quello che hanno costruito e la bellezza che riescono a vedere lì dove un estraneo, almeno all’inizio, vede soltanto un luogo straniero.
C’è un pezzo di estero dentro Palermo, esattamente come c’è un pezzo di Palermo dentro molte città straniere.
Andate. Scopritelo.
Ad accogliervi troverete le arancine di Paolo, la frittola della famiglia Scurato alla quinta generazione e le persone di Sperone 167. E potrebbe succedervi, come è successo a me, che la signora del terzo piano scenda a offrirvi un caffè, non appena capirà che non siete della zona.
Scoprirete un luogo al quale manca molto, tranne l’umanità splendida che lo abita.
Lo Sperone non chiede compassione. Semplicemente esiste, per chi vorrà compiere un viaggio di qualche centinaio di chilometri restando a pochi passi dal centro di Palermo.
Lo Sperone chiede, e merita, lo stesso sguardo curioso e rispettoso che riserviamo a un quartiere italiano scoperto per caso in una città straniera: la sua chiesa, la sua bottega, i suoi bambini per strada, i suoi codici, le sue storie.
E soprattutto, quando arriverete, atterrerà accanto a voi un supereroe con gli occhi sempre un po’ lucidi e brillanti, pronto a emozionarvi con le sue storie speciali, a raccontarvi tutto quello che questo luogo è, potrebbe essere e certamente sarà.
Mentre siete con lui, vi fermeranno per strada. Vi saluteranno dal balcone. Qualcuno vi offrirà un caffè. Perché siete amici del supereroe del quartiere.
È un supereroe che non porta la sua lettera magica sulla maglia. La porta negli occhi. E nel cuore.
Ha anche lui una S.
Quella di speranza.
Il Superman dello Sperone è Gaspare Monte. Semplicemente, una persona normale.
Nota
La trasformazione dello Sperone raccontata in questo articolo nasce dal lavoro collettivo di cittadini, scuole, associazioni, artisti, istituzioni e sostenitori che, negli anni, hanno contribuito con interventi e progetti diversi.
Tra questi, L’Arte di Crescere, promotrice di “Sangu e latti”, della biblioteca a cielo aperto realizzata in collaborazione con CeSVoP , del murale “Le Rosalie Ribelli” e del viaggio a Lecce delle mamme dello Sperone.
L’I.C.S. Sperone-Pertini, sotto la direzione di Antonella Di Bartolo, è attivo nel quartiere con laboratori, iniziative e attività che coinvolgono gli studenti. Amici dei Musei, in collaborazione con CEPIMA e il Comune di Palermo, ha contribuito al recupero del carro di Jannis Kounellis.
Sperone 167 è protagonista del gemellaggio artistico con il quartiere 167 di Lecce e della realizzazione del murale di Chekos e il murale dedicato a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, realizzato da Nino Carlotta e “Senza Nome” realizzato da Angelo Crazy One.
Cesare Cremonini ha promosso La ragazza del futuro di Giulio Rosk, mentre Pasqualino Monti ha sostenuto la realizzazione di Hope, sempre di Rosk.
La Parrocchia San Marco Evangelista, guidata da Don Ugo Di Marzo, insieme alla comunità dello Sperone e ad alcuni sponsor, ha voluto e sostenuto Rusulia di Igor Scalisi Palminteri. Alla candidatura dell’opera nella classifica internazionale di Street Art Cities ha contribuito anche il Made in Sicily, attraverso una campagna di comunicazione e mobilitazione che ha coinvolto il quartiere e migliaia di persone.
Nino Carlotta ha realizzato uno dei due tunnel insieme all’Associazione Sartoria Sociale. Il secondo tunnel è invece un lavoro collettivo realizzato da Igor Scalisi Palminteri, Angelo CrazyOne e Nino Carlotta, insieme a numerosi attivisti e cittadini dello Sperone.
Sono presenti, inoltre, interventi di dimensioni più contenute ma di grande impatto, realizzati da Massimo Sinelli e exit.enter.k.
Un lavoro collettivo, costruito nel tempo da persone e realtà diverse, del quale questo articolo racconta inevitabilmente solo una parte.
E poi c'è Gaspare Monte. Non firma murales e non rivendica progetti. È una presenza trasversale, sempre dalla parte di tutti: sostiene, aiuta, mette in relazione e racconta. In qualche modo, tiene silenziosamente insieme i fili di questo complesso movimento.
Se ho dimenticato qualcosa o qualcuno, non esitate a contattarmi: sarò felice di integrare e aggiornare queste informazioni.









