L'Italia oltre i confini
Editoriale
A Dicembre 2025, a pochi giorni dal riconoscimento UNESCO per la cucina italiana, prende avvio I GO ITALIA. L’idea di partenza è creare un sistema di certificazione a sostegno della ristorazione italiana, per dare valore anche pratico al riconoscimento stesso. Nel mettere in atto quel progetto comprendiamo che il vero bisogno di chi vive all’estero è essere riconosciuto nel suo essere italiano.
A maggio, pochi mesi dopo, ci contatta Salvo Lo Castro, chef di grande successo a New York: “Mi piace quello che fate. Voglio sostenervi.” In queste poche parole è riassunto il senso di questo primo contatto.
Quel gesto, in fondo, racconta qualcosa di molto più grande di un incontro: racconta chi sono, oggi, gli italiani nel mondo. Oltre ottanta milioni di italiani vivono oltre i confini. Si tratta di emigrati di prima generazione e di discendenti di emigrati, che nel tempo hanno dato vita nel mondo a vere e proprie nuove culture nate dall’incontro tra la sensibilità italiana e quella dei paesi ospitanti.
Quello che è successo dal punto di vista culturale è estremamente importante ed a nostro avviso sottovalutato. Le modalità italiane, il nostro modo creativo di affrontare la vita si è contaminato con le attitudini dei luoghi e delle persone che i nostri connazionali hanno incontrato. Questa commistione ha dato vita ad un’evoluzione culturale e di attitudine che non ha prodotto una sostituzione o perdita culturale, come ingenuamente si pensa dall’Italia, ma un potenziamento: gli italiani all’estero per molti versi sono una sorta di italiani potenziati, o quantomeno una possibile evoluzione della nostra attitudine.
Questi figli del nostro paese hanno mantenuto nel loro cuore e nelle loro intenzioni un contatto emozionale forte con il paese di origine. Talmente forte che si tramanda spesso da generazione in generazione. Però non sono stati compresi fino in fondo.
L’immagine che l’Italia rimanda di loro è quella della valigia di cartone, della nave in bianco e nero che lascia con nostalgia il paese. Questo racconto è in gran parte il racconto della diaspora italiana, con le dovute eccezioni ovviamente. Il racconto che produciamo dall’Italia non tiene conto generalmente di cosa è successo dopo che la nave ha attraccato nei porti di tutto il mondo. Come questi italiani si sono trasformati ed hanno trasformato i luoghi dove sono arrivati. Oltre la celebrazione dei successi individuali manca infatti, nella percezione italiana, un racconto collettivo che riguardi questo insieme di persone ed i mondi che hanno creato.
Salvo Lo Castro, con il suo gesto, mostra come pensano gli italiani all’estero: il desiderio di sostenere il progetto diventa una cena da lui offerta a sessanta italiani di New York. Non una pacca sulla spalla ma un investimento economico ed un’esposizione personale. Salvo decide di partecipare attivamente al processo che stiamo attivando, e nei fatti dimostra che il percorso è giusto e necessario, e che gli italiani all’estero sono gli interlocutori concreti per questo racconto.
Questo modo di fare è esattamente la chiave del racconto che anima ROOTS.
Giovanni Gullo costruisce 1500 padiglioni industriali ad Elk Grove Village. Che ne fa una delle aree industriali più importanti degli Stati Uniti. Parliamo del distretto industriale di Chicago, per intenderci. Questo avviene anche grazie alla voglia e capacità di Giovanni di dialogare con chi culturalmente aveva il controllo culturale ed economico di quell’area: gli ebrei.
Un siciliano di terza generazione che ancora orgogliosamente rivendica le sue origini di Itala, in Sicilia, è Frank Manganaro, cofondatore di Nova Biomedical, società leader mondiale nella diagnostica medica, tra cui i sistemi di monitoraggio del glucosio per i pazienti diabetici.
Personalmente ho mangiato all’estero i dolci più buoni al cioccolato che ricordo: quello di Celestino Drago a Los Angeles e quello di Enrico Catapano a Berlino. Per non parlare del sorbetto alla menta ed all’olio di oliva del Gallo Nero di Amburgo.
A queste partenze storicizzate si aggiungono le ultime, quelle degli italiani iscritti all’AIRE, ovvero cittadini italiani che risiedono all’estero e che sono oltre 6 milioni, e che hanno spesso ruoli apicali nel racconto dell’Italia nel mondo, uno per tutti, cito Mirco Nuccio, in Brasile da una decina di anni e riferimento per l’Italia in Sud America nel mondo della distribuzione del Made in Italy, esattamente come Giorgio Linguanti in Australia è uno dei riferimenti della produzione casearia italiana in Australia.
Sono esempi concreti perché la narrazione dell’Italia oltre il confine geografico è fatta di persone che fanno le cose. E su questo punto è a nostro avviso essenziale che l’Italia prenda coscienza di questa umanità, rivedendo anche concetti economicamente determinanti per la nostra economia come il Made in Italy. Uno dei temi che riteniamo debba diventare attuale nel dibattito italiano è interrogarsi su cosa faccia italiano qualcosa, se sia la cultura che lo produce o il territorio su cui è prodotto. Il Gelato realizzato con metodo e strumenti italiani a San Francisco con fragole della California, da Ilari Biondo nel suo Ila Gelato Cafè, è o non è gelato italiano? E cosa dire del formaggio prodotto da Giorgio Linguanti in Australia, con latte australiano e competenza italiana?
La nostra tesi sarà anche parte della linea editoriale di ROOTS Magazine: l’attuale concetto di Made in Italy è antieconomico per la stessa Italia. Immaginate quanto valore producono gli italiani all’estero, usando le basi culturali della propria identità, che non viene ricondotto in alcun modo all’Italia, non per scelta loro ma perché questo enorme valore non viene neanche visto dall’Italia. Probabilmente ha senso trovare un modo per ricondurre questo fare l’Italia.
Dall’insieme di queste considerazioni prende origine il progetto ROOTS, che darà volto al racconto dell’Italia oltre i confini geografici. Pensiamo che il punto di vista sull’Italia all’estero, genericamente etichettabile come “Turismo delle Radici”, pur rappresentando una importante evoluzione rispetto al passato recente, vada anche esso superato. Il Turismo delle Radici è un punto di vista che punta a monetizzare il bisogno di chi vive all’estero di accorciare le distanze fisiche con il paese. ROOTS intende dare voce alla vicinanza culturale, una vicinanza che è nei fatti e va semplicemente compresa da entrambe le parti. Per noi il valore anche economico è nel riconoscimento reciproco di questa appartenenza culturale.
ROOTS Magazine è esso stesso un’evoluzione, nasce come MadeinSicily.life (il racconto della Sicilia) per diventare ilmadeinsicily.it (il racconto della Sicilia nel mondo). Il viaggio è partito dalla Sicilia e ci ha fatto comprendere che oltre i confini nazionali l’Italia è unita come l’Italia in Italia non sempre riesce ad esserlo.
Sul traghetto in visita al lago Michigan la guida chiede da che paese proveniamo, io alzo la mano e dico Sicilia, accanto a me è seduta Maria Lo Cicero, moglie di Giovanni Gullo. Anche lei, originaria di Caccamo, alza la mano, e dice Italia. Io, che la Sicilia non l’ho mai lasciata, rispondo Sicilia. Lei, che l’ha lasciata da anni, risponde Italia. Un fatto che mostra più di tante analisi, chi parte allarga lo sguardo, non lo perde, e spiega da solo quanto l’Italia oltre i confini sia un paese unico e saldo.
Il Made in Sicily, il progetto costruito da me e Davide Morici, diventa dunque ROOTS. Una voce che racconta un’Italia che è partita in molti casi povera ed indietro, e che nel tempo ha ottenuto e detiene un rispetto internazionale che in Italia spesso non immaginiamo.
La copertina di questo editoriale è il murale dedicato a Totò Schillaci a Palermo, realizzato a settembre 2025, per ricordare un anno dalla scomparsa, è stato dedicato agli italiani nel mondo. Sappiamo che i successi internazionali della nostra nazionale sono motivo di grande orgoglio. L’immagine rappresenta un albero delle radici. Un italiano famoso nel mondo, partito molto indietro diventa simbolo di un paese, con se il simbolo delle Radici, ed un simbolo giapponese che significa Sogno. Perché in realtà è probabilmente la parola sogno, la capacità di sognare e di realizzare sogni, quella che unisce gli italiani nel mondo.
In Copertina: Yume Un Sogno per Palermo di Sposari per ROOTS, Via Cartagine 9, Palermmo.
foto di Vincenzo Pennino



